20 agosto 2018 - Cecilia Camellini, la nuova vita fuori dall’acqua Sarà una psicologa al servizio di sport e disabili

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Dublino 2018 - World Para Swimming European Championships

 

L'abbraccio fra Cecilia Camellini, Liesette Bruinsma e Maryna Piddubna

L'abbraccio fra Cecilia Camellini, Liesette Bruinsma e Maryna Piddubna (Foto Augusto Bizzi/CIP)

 

L'intervista integrale a Cecilia Camellini da parte di Marco Costanzini (Gazzetta di Modena) dopo i 100 stile libero, ultima gara della sua carriera agonistica.

 

Vedi la pagina della Gazzetta di Modena cliccando qui 

 

«Più che ultima gara, la chiamerei gara di passaggio».

 

Cecilia Camellini aveva messo le cose già in chiaro prima di scendere in vasca per le ultime bracciate della sua carriera agli Europei di Dublino. Due argenti e un bronzo hanno impreziosito un bottino di medaglie già ricchissimo custodito in bacheca, ma in quella stessa bacheca la nuotatrice 26enne di Casinalbo può sfoggiare qualcosa di altrettanto prezioso: la laurea magistrale in Psicologia e l’attestato per esercitare la professione ricevuto dopo aver superato l’esame di stato, proprio alla vigilia della sua ultima avventura internazionale con la nazionale.

 

Cecilia, il sipario sull’Europeo di Dublino è calato e l’Italia già ti rimpiange.

 

«Le ultime giornate sono state intense ed emozionanti, ma il mio è solo un arrivederci. Non ho dato l’addio al nuoto, ho solo chiuso la mia carriera di atleta e sono convinta che riabbraccerò la nazionale in altre vesti». 

 

Dietro alla scelta del ritiro ci sono mesi di riflessione. 

 

«Quest’anno è stato tosto e mi ha permesso di maturare con lucidità ogni decisione. Già ad inizio stagione avevo spiegato al mio allenatore, Matteo Poli, di voler abbandonare le gare. Lui ha capito le mie ragioni, mi ha appoggiato e sostenuto».

 

 

Qual è il modo migliore per spiegare questa decisione?

 

«Dire a tutti che Cecilia Camellini vuole comunicare in altre forme ciò che ha comunicato con lo sport. Non mi sono mai definita un’atleta a tutto tondo, non ho mai ha fatto dell’agonismo la mia vita. Da undici anni faccio parte della nazionale, ho gareggiato in tre Paralimpiadi: mi rendo conto che “ho dato”. Non sento più il bisogno di gareggiare ma non smetterò mai di nuotare. Il senso di libertà e leggerezza che si prova in acqua è impagabile. Mi affascinano le traversate in mare, chissà...».

 

Congedarsi con tre medaglie europee al collo, in forma ancora smagliante, non è cosa di tutti i giorni.

 

«Un’altra Paralimpiade competitiva avrei potuto farla, ma lo sforzo sarebbe stato troppo: è da anni che penso al ritiro. Nel 2015 ero andata in crisi, poi ho sentito il richiamo dell’acqua. Questa volta è stata la natura a chiamarmi. Conciliare lo sport con lo studio è un conto, con il lavoro un altro. Ora mi piacerebbe concentrarmi sulle cose che ho sacrificato in questi anni e dedicare ogni energia alle persone che seguirò come psicologa. A gennaio inizierò la scuola di specialità in Psicoterapia, nel frattempo spero di avviare progetti che uniscano sport e disabilità in ambito psicologico».

 

La tua carriera di psicologa è già iniziata.

 

 

«Con un tirocinio post-laurea fatto tramite l’Ausl di Modena a Sassuolo e con iniziative nelle scuole. Poi c’è il percorso avviato dalla mia società, la Sea Sub: ora anche a Modena c’è il settore agonistico per disabili nel nuoto. Mi piacerebbe seguire fuori dalla vasca gli atleti e spero di poterlo fare anche con la nazionale: dare un supporto psicologico, mettere la mia esperienza a servizio degli altri. Uno dei miei obiettivi è sempre stato quello di far conoscere la disabilità, invitando a sperimentare l’apertura alla diversità in un senso più generale. Il nuoto paralimpico mi ha dato la possibilità di condividere emozioni forti, di mostrarmi che il bello della vita sta nel conoscere se stessi e gli altri».

 

Con te porterai tanti ricordi di questi anni da stella del nuoto mondiale.

 

 

«Le medaglie d’oro alla Paralimpiade di Londra nel 2012 restano un momento che ho estrapolato dal tempo, perché va al di sopra del tempo. Ma avrei un libro di ricordi da scrivere: dagli inizi a 7 anni, quando non potevo minimamente immaginare dove sarei arrivata, fino ad oggi. L’insegnamento più grande, però, l’ho avuto nella mia primissima gara: piscina dei Vigili del Fuoco, 25 dorso, arrivai ultima e staccatissima. Il mio istruttore mi diede comunque una medaglietta: “Ci hai messo tanto impegno, questo ti premierà sempre”, mi disse. Conservo ancora quella medaglia, mi ha salvato dall’ansia pre-gara e mi ha fatto capire che nello sport, come nella vita, dare tutto è la prima vittoria per ciascuno di noi».

 

Cecilia Camellini

 

La Lettera di Cecilia Camellini

 

Grazie di cuore a tutti siete sempre la mia forza.

 

Ci sono tante persone che desidero ringraziare, perchè ognuna ha avuto un ruolo importante durante questi undici anni di maglia azzurra. Cosa sarebbe un atleta senza i suoi allenatori? Grazie quindi a Matteo Poli, Alessandro Cocchi, Daniele Di Fabio e Gianni Pala, che si sono affiancati, dati il cambio e che mi hanno insegnato la tecnica e l'approccio migliore all'acqua. Una preparazione vincente non si esaurisce in acqua, ma continua tra le mani di altri professionisti, come Davide Brighetti del Centro Osteopatico "Le Maree" e Simone Ferretti di Fisioesport. Grazie all'Asd Tricolore di Reggio Emilia e la società Sea Sub Modena, la Federazione Italiana Nuoto Paralimpico (Finp) e il Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Ringrazio i Comuni di Modena e di Formigine, per il sostegno che mi hanno dimostrato in molti modi, con tutti coloro che si sono appassionati e hanno fatto il tifo per me. Un grande ringraziamento va a chi, con il suo contributo ha reso possibili allenamenti, trasferte e tanto altro ancora: Tecnodiamant, in particolare nella figura di Atos Serradimigni, Tecnosint e Ats Sistemi Automatici per i Trasporti di Formigine. Un grazie e un abbraccio alla mia famiglia e ai miei amici, a cui non finirò mai di dire quanto siano importanti per me ogni giorno che passa, perché mi hanno aiutata a diventare la persona che sono oggi, dandomi coraggio, forza e affetto.